Importanza dell'acqua in acquario e allevamento pesci - caratteristiche chimico fisiche

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Qualità dell’acqua: Nell’allevamento di qualsiasi organismo acquatico, grande importanza riveste la qualità e le caratteristiche chimico-fisiche dell’acqua utilizzata.

Inizialmente è importante ricreare le condizioni che più si avvicinano alle esigenze della flora e della fauna che s’intendono immettere nell’acquario.

A questo proposito sarebbe opportuno conoscere le caratteristiche dell’acqua d’origine da cui i pesci provengono, in modo da poter condizionare la nostra con opportuni trattamenti.

L’acqua così ottenuta, costituisce la base di partenza che ci consentirà di limitare al minimo gli effetti negativi degli stress che possono insorgere nella fase d’adattamento al nuovo ambiente.

Sfortunatamente questa situazione ideale non si protrae nel tempo ma, come abbiamo già visto, essendo l’acquario un sistema chiuso entro il quale gli organismi ospitati (pesci, piante) compiono tutte le loro funzioni vitali, inevitabilmente si arriva, se non s’interviene, ad un deterioramento della qualità dell’acqua.

Occorre necessariamente porvi rimedio evitando che l’inquinamento conseguente possa innescare fenomeni di stress, se non addirittura portare a morte il pesce.

Questo si ottiene in pratica con periodici ricambi d’acqua accompagnati da misure di controllo della sua qualità.

I principali parametri chimico-fisici da tenere sotto controllo:


Ossigeno disciolto ( O2 )

pH

Durezza totale (GH)

Durezza carbonatica (KH)

Ammoniaca ( NH3-NH4+ )

Nitriti ( NO2 )

Nitrati ( NO3 )

Ossigeno: nell’acquario vi è un continuo consumo d’ossigeno. Non solo i pesci e le piante lo utilizzano per le proprie esigenze respiratorie, ma parte di esso è impegnato nei continui processi d’ossidazione della sostanza organica che progressivamente si accumula nell’acquario.

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Un adeguato contenuto d’ossigeno permette l’ottimale funzionamento del filtro biologico sede dell’ossidazione batterica dell’ammoniaca a nitrati ( NH3 NO2 NO3 ).

Non sempre le difficoltà respiratorie dei pesci possono essere associati alla mancanza d’ossigeno,
vedremo successivamente che anche un’elevata presenza di nitriti può determinare gli stessi sintomi.

Il contenuto d’ossigeno nell’acquario non dovrebbe mai scendere di sotto ai 5 ppm.

PH: indica la concentrazione degli ioni idrogeno (H+) nell’acqua e si misura su una scala che va da zero a quattordici.

H+ OH- H+=OH- OH- H+
0---------------------------------------7--------------------------------------14
acido neutro basico o alcalino

Tenendo il pH all’interno dei valori 6,5 – 7,5, potrete mantenere la maggior parte dei pesci senza grossi problemi.

I pesci possono adattarsi ai diversi livelli di pH, ma sono molto sensibili alle repentine fluttuazioni.

Mantenere un valore di pH stabile, attraverso la presenza di un buon potere tampone dell’acqua, eviterà ai vostri pesci l’insorgenza di pericolose manifestazioni di stress cui può seguire un’elevata mortalità.

Durezza totale: misura la quantità di sali presente nell’acqua, principalmente di calcio e magnesio.
La durezza totale o generale dell’acqua si misura in gradi tedeschi °dGH ed in ppm o mg/l.

La conversione dei gradi tedeschi in ppm o mg/l avviene moltiplicando 1°dGH x 17,9 (1°dGH = 17,9 ppm o mg/l).

Definizione dell’acqua in relazione alla durezza (tratto da A. Mojetta “l’Acquario” Arnoldo Mondadori Editore, 1995).


Ppm o mg/l
Gradi tedeschi Definizione
0 –50 0 -3 Molto tenera
50 – 100 3 - 6 Tenera
100 – 200 6 - 12 Leggermente dura
200 – 300 12 - 18 Mediamente dura
300 – 450 18 - 25 Dura
Oltre 450 Molto dura

Buona parte dei pesci d’acquario d’acqua dolce vive bene se tale valore è compreso tra i 6° ed i 15° dGH.

KH: la durezza carbonatica o temporanea, misura gli ioni di carbonato e bicarbonato presenti nell’acqua.

Questa misura è definita anche come potere tampone poiché ostacola le improvvise fluttuazioni del pH.

Si consiglia un valore minimo di KH di 70 ppm equivalenti a circa 4°dKH; scendere di sotto questo limite significa esporre i pesci a possibili stress derivanti da improvvise variazioni di pH.

Ammoniaca: rappresenta il principale prodotto d’escrezione dei pesci ed è sempre presente nei processi di degradazione del materiale organico.

L’ammoniaca totale è la somma di una frazione non ionizzata molto tossica (NH3 ) e ionizzata relativamente non nociva (NH+4 ) in equilibrio tra loro:

H++ NH3 NH+4

Le variabili in grado di spostare l’equilibrio tra la forma tossica e non nociva sono la temperatura ed il pH.

Più elevati sono la temperatura ed il pH maggiore è la frazione tossica non ionizzata presente nell’acqua.

I vari test esistenti in commercio rilevano l’ammoniaca totale, per risalire alla frazione tossica (NH3) bisogna consultare un’apposita tabella.

Frazioni dell’ammoniaca tossica (NH3) in soluzioni acquose a differenti pH e temperature.
Tratto da Emerson ed altri, 1975.
Temperature (°C)
pH 20 22 24 26 28 30
7,0 0,0039 0,0046 0,0052 0,0060 0,0069 0,0080
7,2 0,0062 0,0072 0,0083 0,0096 0,0110 0,0126
7,4 0,0098 0,0114 0,0131 0,0150 0,173 0,0198
7,6 0,0155 0,0179 0,0206 0,0236 0,0271 0,0310
7,8 0,0244 0,0281 0,0322 0,0370 0,0423 0,0482
8,0 0,0381 0,0438 0,0502 0,0574 0,0654 0,0743
8,2 0,0590 0,0676 0,0772 0,0880 0,0998 0,1129
8,4 0,0904 0,1031 0,1171 0,1326 0,1495 0,1678
8,6 0,1361 0,1541 0,1737 0,1950 0,2178 0,2422
8,8 0,1998 0,2241 0,2500 0,2774 0,3062 0,3362
9,0 0,2836 0,3140 0,3456 0,3783 0,4116 0,4453
9,2 0,3855 0,4204 0,4557 0,4909 0,5258 0,5599
9,4 0,4985 0,5348 0,5702 0,6045 0,6373 0,6685
9,6 0,6117 0,6456 0,6777 0,7078 0,7358 0,7617
9,8 0,7140 0,7428 0,7692 0,7933 0,8153 0,8351
10,0 0,7983 0,8207 0,8408 0,8588 0,8749 0,8892
10,2 0,8625 0,8788 0,8933 0,9060 0,9173 0,9271

La tossicità dell’ammoniaca è dunque significativamente influenzata dalla temperatura e dal pH.

Ad esempio se abbiamo un’acqua con pH 8,6, una temperatura di 30°C ed un valore d’ammoniaca totale di 3 mg/l, la frazione tossica sarà:

3 mg/l x 0,2422 = 0,73 mg /l NH3


Un’acqua con pH 7, una temperatura di 24°C ed un valore d’ammoniaca totale sempre di 3 mg/l, la frazione tossica sarà:

3 mg/l x 0,0052 = 0,016 mg/l NH3


La tollerabilità all’ammoniaca differisce da pesce a pesce. Per molti pesci un valore di 0,02 mg/l NH3 è il limite massimo che può essere tollerato senza provocare effetti negativi al pesce, per altre specie particolarmente sensibili, questo limite scende a 0,005 mg/l.

In un acquario correttamente gestito la quantità d’ammoniaca dovrebbe sempre essere ad un livello non osservabile. Una presenza rilevabile d’ammoniaca totale richiede un pronto intervento.


Nitriti: rappresentano la prima fase d’ossidazione dell’ammoniaca da parte di colonie batteriche insediate principalmente nel filtro biologico.

Successivamente i nitriti, molto tossici per i pesci, sono ossidati a nitrati che sono relativamente dannosi per i pesci. ( NH3 NO2 NO3 ).

I batteri nitrificanti sono aerobici ed hanno bisogno di un continuo flusso d’ossigeno per sopravvivere ed effettuare le loro mansioni.

I nitriti non dovrebbero essere rilevabili, una loro presenza può significare che il filtro biologico è inefficiente, insufficiente o che non sta funzionando correttamente. Esiste anche la possibilità che l’acquario sia sovrappopolato e che il filtro non riesca a smaltire l’intero carico organico.

Il meccanismo di tossicità dei nitriti è ormai noto: entrano nel sangue attraverso le branchie, si legano all’emoglobina, che ha la funzione di trasportare l’ossigeno all’interno del corpo del pesce, trasformandola in metemoglobina incapace di compiere questa funzione.

I pesci muoiono soffocati anche alla presenza di un’elevata quantità d’ossigeno. Visivamente il fenomeno può essere rilevato analizzando il colore del sangue che assume una colorazione marrone cioccolato.

Stress da presenza di nitriti può insorgere nel pesce già con valori di 0,5 mg/l; livelli che eccedono i 10-20 mg/l sono mortali se protratti nel tempo. Bisogna intervenire prontamente se questi valori persistono per 7-10 giorni.


Nitrati: rappresenta il risultato finale della conversione biologica naturale dei residui metabolici azotati conosciuto anche come il “ciclo dell’azoto”.

I nitrati, pur essendo meno tossici dell’ammoniaca e dei nitriti, possono essere causa di stress ai pesci con relative ridotte capacità di resistere alle malattie, di guarire e di riprodurre.

Stress molto severi possono insorgere con livelli di nitrati che eccedono i 60mg/l, molti autori consigliano di non superare i 10 mg/l.

Lo scopo è raggiunto con periodici cambi d’acqua, o ricorrendo ai filtri denitrificatori od altri dispositivi recentemente disponibili in commercio.

Ridurre i nitrati nell’acquario concorre a limitare un fattore importante nello sviluppo delle alghe.


Mangimi

La qualità di un mangime può essere valutata in base alla sua capacità di soddisfare in pieno ai fabbisogni nutritivi dei pesci.

Devono essere presenti, in giusta quantità, le varie sostanze che essenzialmente compongono la sua dieta sia naturale, sia artificiale (proteine, carboidrati, grassi, vitamine, sali minerali, ecc.).

Tra le varie parti costitutive di un mangime, particolare importanza riveste la frazione proteica, sostanze a struttura complessa formata da composti più semplici noti come aminoacidi.

Si conoscono circa 23 aminoacidi, dieci di questi devono essere necessariamente forniti con la dieta poiché non possono essere sintetizzati dall’organismo (aminoacidi essenziali o indispensabili) tutti gli altri sono sintetizzati dall’organismo.

Le diverse proteine contengono quantità differenti d’aminoacidi essenziali, una dieta equilibrata deve prevedere varie fonti proteiche che si complementano per fornire, in giusta proporzione, tutti gli aminoacidi essenziali.

Un mangime non correttamente formulato può portare a manifestazioni di carenza alimentare con conseguente indebolimento che, se si protrae nel tempo, porta ad una diminuzione delle difese immunitarie.

L’esperienza ha dimostrato che per evitare pericolosi episodi di carenza, è consigliabile alternare l’alimentazione con diversi mangimi, in modo da compensare eventuali deficienze tipiche di un’alimentazione indifferenziata.

Tra le diverse categorie di mangimi si consiglia di utilizzare, avvicendandoli, mangime secco (granulati, pellettati, estrusi, liofilizzati) con alimento vivo e surgelato.

Le peculiarità del cibo vivo e surgelato risiedono nel fatto che questi tipi d’alimento, contengono degli enzimi che non possono essere sintetizzati dal pesce e che necessariamente devono essere forniti dall’esterno.

In questo modo si accresce la capacità di digestione ed assorbimento dei mangimi secchi somministrati.

Questi ultimi devono essere formulati con materie prime ad elevata digeribilità, per ridurre al minimo la quota non digeribile che è espulsa dal pesce tal quale, aumentando in modo sensibile il grado d’inquinamento.

Facendo uso di mangimi surgelati bisogna prestare attenzione alla fase di scongelamento, che deve essere la più lenta possibile e somministrarli a temperatura ambiente, non ancora freddi, per non causare infiammazioni intestinali.

Per quanto riguarda la quantità e la frequenza è consigliabile applicare la regola “poco e spesso” che si richiama a quanto avviene in natura.

Il mangime dovrebbe essere consumato nel più breve tempo possibile e non avere la possibilità di depositarsi inutilizzato sul fondo.

Inquinamento

Definire in modo soddisfacente il termine inquinamento non è semplice. Non è, infatti, sufficiente
limitarsi a definire inquinante qualsiasi causa che deteriori o danneggi l’acqua, senza fare riferimento all’utilizzazione che s’intende farne della stessa.

Ad esempio, un’acqua naturale può essere non inquinata per la sopravvivenza della fauna ittica, ma lo diventa se ci si propone di immetterla in un acquedotto.

Viceversa un’acqua resa potabile mediante clorazione non è inquinata per l’uomo, ma lo diventa per qualsiasi popolamento biologico naturale.

Si può quindi affermare che “inquinata è un’acqua che sia resa meno adatta ad un determinato uso”.

Qualsiasi intervento (alimentazione non bilanciata, trattamenti chimici, fertilizzazione errata ecc.) può deteriorare l’acqua dell’acquario e dare origine a fenomeni d’inquinamento che inevitabilmente si rifletteranno negativamente sulla salute dei pesci.

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