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NEI NOSTRI MARI I PESCI SONO SEMPRE MENO

NEI NOSTRI MARI I PESCI SONO SEMPRE MENO - L’inquinamento e la pesca rischiano di impoverire i mari. Questo è l’allarme lanciato d un ricercatore dell’Università di Kiel, nel Nord della Germania, il dottor Boris Worm, esperto in zoologia marina e autore di uno studio sugli ecosistemi marini insieme con Ronsom Myers, biologo della Delhousie University, in Canada.

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Autore: dottor BORIS WORM, ricercatore dell’università di Kiel, nel nord della Germania, esperto di zoologia marina.
Testo di: Tommaso Varotti

Nei mari di tutto il mondo i pesci sono sempre meno e, tra alcuni anni il mare potrebbe diventare solo un deserto d’acqua. E’ un problema ambientale che passa sotto silenzio, poiché da un punto di vista nutrizionale tutti i medici e gli esperti dicono di mangiare quanto più pesce possibile per le sostanze utili alla salute che questo alimento contiene, come gli Omega-3, gli acidi che abbassano i livelli di colesterolo nel sangue. Tuttavia ora siamo giunti ad un livello di impoverimento dei mari senza precedenti. Rispetto al 1959, infatti, abbiamo avuto un calo addirittura del 90 per cento del numero di pesci di grandi dimensioni, come pescispada e tonni. E non è meno preoccupante la situazione dei merluzzi, delle cernie e del pesce azzurro, come alici o sardine. Se non correremo ai ripari, entro la metà di questo secolo potrebbe non esserci più pesce disponibile per il nostro fabbisogno alimentare.

Questo è l’allarme lanciato d un ricercatore dell’Università di Kiel, nel Nord della Germania, il dottor Boris Worm, esperto in zoologia marina e autore di uno studio sugli ecosistemi marini insieme con Ronsom Myers, biologo della Delhousie University, in Canada. Ma procediamo con ordine e vediamo, seguendo le dichiarazioni di Kiel, il cui studio è stato pubblicato sul prestigioso settimanale Science, perché si è arrivati a questo impoverimento dei mari, quali sono le possibili conseguenze e quali potranno essere le soluzioni per salvaguardare la popolazione marina e non trasformare il mare in un deserto di acqua. Sono state le industrie della pesca che, negli ultimi anni, hanno cominciato a lamentare la scarsità del pesce, spiega il dottor Worm. A questo punto si rendeva necessario uno studio per determinare le cause del calo di pescosità e le osservazioni sulle migrazioni dei pesci in occasione del periodo dell’accoppiamento hanno dimostrato come ci fossero sempre meno esemplari adulti capaci di riprodursi. Questo impoverimento, ovviamente, è dovuto alla pesca intensiva, che usa reti lunghe molti chilometri e cattura indiscriminatamente sia pesci giovani sia adulti. Altre cause hanno concorso al calo così eccezionale della qualità di pesce disponibile nei mari: Anche l’inquinamento ha la sua parte di responsabilità, aggiunge il dottor Worm.

Nei mari chiusi come il mediterraneo o sotto le coste delle città che si affacciano sul mare, gli scarichi industriali portano nell’acqua una quantità di sostanze tossiche che lentamente entrano nel corpo dei pesci e li indeboliscono, al punto che non raggiungono l’età adulta e quindi la capacità di riprodursi. Ma quali saranno invece le conseguenze di questo calo, se non si pone rimedio alla situazione? Il dottor Boris Worm risponde: Gli esseri viventi sono legati tra loro da quella che noi scienziati chiamiamo catena alimentare e cioè sopravvivono perché il pesce piccolo è mangiato dal più grande che, a sua volta, è mangiato da quello ancora più grande e cosi via. Ma se noi interveniamo eliminando un “anello”, cioè un elemento della catena, l’equilibrio si spezza. Per esempio, i crostacei, come i gamberetti, che spesso sono preda di pesci più grandi, se non trovano nell’ambiente i loro nemici naturali iniziano a riprodursi smisuratamente. E quindi aggrediscono le distese di alghe di cui si nutrono, esaurendole. A questo punto anche i gamberetti, essendo tantissimi, si trovano ad avere scarsità di cibo e quindi finiscono con il morire di fame. In questo modo i mari rischiano di diventare dei deserti d’acqua.

Siamo ancora in tempo per lasciare che la natura da sola riesca a ripristinare un equilibrio corretto o l’uomo deve intervenire perché la situazione non peggiori ulteriormente? Se la situazione non avrà variazioni, dice il dottor Worm, secondo le nostre previsioni nel 2048 i pesci saranno talmente pochi da non permettere più la pesca. La disponibilità di pesce sui mercati sarà praticamente inesistente e dovremo dire addio alla grande distribuzione di un alimento così prezioso, che diventerà cibo per pochi a costi esorbitanti. Esiste il modo per fare si che i pesci non diventino introvabili e carissimi? Si. Dobbiamo essere ottimisti: infatti in tutte le zone è stata regolamentata la pesca in maniera severa, rispettando i periodi di fermo imposti dalla legge per permettere la ripopolazione dei mari e soprattutto ributtando in mare il pesce sotto una certa taglia per permettergli di diventare adulto e riprodursi, stiamo assistendo a un lento ma costante ripopolamento. Un’altra soluzione è incrementare gli allevamenti di pesce finalizzati al consumo per lasciare liberi i pesci che abitano in mare, dandogli il tempo di riprodursi. Anche i legislatori dovrebbero intervenire proibendo le reti a strascico usate nella pesca intensiva, che oltre a distruggere i fondali si estendono per chilometri e non fanno differenza tra pesci, crostacei, delfini, squali, tartarughe e tutti gli esseri viventi che popolano il mare, ma che non sono di interesse alimentare. Inoltre, bisognerebbe effettuare lavori di bonifica dei tratti di mare inquinanti e imporre per legge l’uso obbligatorio di sistemi di depurazione delle acque, che non devono mai essere scaricate in mare senza essere state disinquinate. Solo in questo modo potremmo tornare a una situazione di equilibrio e di sicurezza. E a gustare il pesce sulle nostre tavole come sana abitudine alimentare.

Nella foto:  Un Tonno mentre sta per mangiare un pesce.
Il pesce piccolo è mangiato dal più grande.
 
Nella foto: Un pesce spada catturato da un peschereccio
Nella foto: Un pesce catturato da una barca

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