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L'Antartide e il misterioso Krill

Nella foto: Krill (Euphasia superba)

L'Antartide (la vita in mare)
La quasi totalità della vita animale antartica è legata al mare, a quelli che si possono definire "i pascoli" dell'Antartide. Questa zona, che occupa una superficie di 19 milioni di km2, è considerata una delle aree più produttive degli oceani, soprattutto, e per certi aspetti sorprendentemente, in prossimità del ghiacciaio. Ma anche questa stranezza non è più un mistero. Infatti, si è scoperto che al momento della fusione dei ghiacciai l'Oceano Antartico è localmente arricchito da masse d'acqua a bassa salinità, che mutano le condizioni idrologiche della colonna d'acqua soprattutto in vicinanza della superficie, rendendole particolarmente stabili. In queste condizioni il plancton vegetale può accrescersi rapidamente, fruttando l'abbondanza di nutrienti rimasti inutilizzati durante il periodo invernale e le condizioni ottimali di illuminazione.

Sono soltanto poche decine 30-40 i giorni favorevoli, ma in questa breve estate antartica la vita esplode, tanto che quando viene prodotto corrisponde alla quasi totalità della produzione annuale di sostanza organica. Il graduale scioglimento dei ghiacciai che procede da nord verso sud è così accompagnato da fioriture di alghe planctoniche unicellulari, soprattutto diatomee, la cui rapida moltiplicazione determina la formazione nell'oceano di vere e proprie oasi di vita sempre più vaste, dove si arrivano a contare fino a 200 milioni di cellule per litro.

Qui si concentrano tutti gli organismi alla base delle catene alimentari ai quali si unisce una componente unica nel mondo marino. Infatti, quando il ghiaccio fonde, esso rilascia una straordinaria quantità di materiale organico e di polveri e detriti vari (circa 500 milioni di tonnellate) che erano rimasti intrappolate nel pack marino all'interfaccia acqua-ghiaccio. Questa banda colorata si è rivelata essere costituita da una ricca comunità algale denominata simpagica (associazione di ghiaccio) e che riesce a sopravvivere nei mesi invernali e quindi in condizioni di buio, mettendo in atto particolari adattamenti che vanno dall'accumulo di sostanze nutrienti allo sviluppo di modalità di nutrizione più da animali che da vegetali, in quanto prevedono l'assimilazione di sostanza organica e non la sua sintesi, come sarebbe logico aspettarsi dalle piante. Le alghe poi si differenziano tra loro in base allo strato di ghiaccio in sui si insediano, tanto da consentire l'identificazione di popolamenti superficiali, interni e di fondo secondo le modalità con cui sono inglobate dal ghiaccio man mano che questo si forma.

Le ricerche più recenti hanno però rivelato come i trasferimenti di energia e di materia che avvengono nelle acque antartiche differiscano da quelli abituali per l'intervento di una componete batterica e microbiologica in genere poco considerata. Infatti la base della catena alimentare antartica, da cui dipende la vita di miliardi di organismi, dai piccoli pesci alle gigantesche balenottere azzurre, è costituita non già dal plancton vegetale, bensì da batteri planctonici e protozoi. I primi hanno l'importante compito di rigenerare i nutrienti e di rimettere in circolo la materia organica disciolta che deriva dagli organismi superiori, e che senza questo passaggio sarebbe probabilmente persa o destinata a rientrare nelle catene alimentari molto lentamente. I batteri trasformano queste sostanze in biomassa cellulare che può essere catturata e utilizzata dai protozoi filtratori. A questi spetta l'importante compito di consumare anche le frazioni più minute del plancton vegetale (fitoplancton) costituite dal picofitoplancton, che raggruppa organismi di dimensioni inferiori ai 2 micron, e il nanoplancton, formato da specie di dimensioni comprese tra 2 e 20 micron.

Grazie a questi passaggi, molto intensi nel periodo estivo e durante parte dell'inverno, prima che le cellule batteriche entrino in una condizione di sopravvivenza e la materia particella raggiunga il minimo annuale così come le attività metaboliche, sostanza organica ed energia si concentrano in organismi di dimensioni sempre maggiori, che si affiancano al plancton vegetale per diventare una (zuppa) alla quale possono attingere le varie categorie dello zooplancton. Un ruolo importante per soprattutto per la sopravvivenza degli stadi larvali dei pesci, è quello rappresentato, dai crostacei copepodi, che occupano tutta la colonna d'acqua, dove tendono a distribuirsi in funzione delle loro abitudini alimentari con le specie erbivore più vicine alla superficie, è quelle carnivore e detritivore, attorno ai 100 metri. Fondamentale è, infine, il posto occupato dai crostacei eufasiacei o krill, che costituiscono l'anello centrale della catena alimentare antartica dal quale dipendono tutti i consumatori dei grande taglia sia direttamente, come nel caso di balene, foche, pesci, pinguini sia indirettamente come i predatori quali foce leopardo e orche.
 

Nella foto: Continente Antartico

Il misterioso Krill
Sotto questo termine si nasconde un gruppo di crostacei tra i più famosi e più importanti del nostro pianeta: gli Eufasiacei, gamberetti planctonici di cospicue dimensioni (fino a 8 cm di lunghezza) che in Antartide sono rappresentati dalla specie Euphasia superba, molto frequente nella zona di divergenza antartica, ma che si rinviene già a 50° di latitudine sud. Sfruttando in parte anche dall'uomo in base alle direttive emanate dal CCAMLR (Convention for the Conservation of the Antarctic Marine Living Resources), l'organizzazione per la conservazione delle risorse marine, il Krill antartico è stato paragonato più a un pesce che a un crostaceo. Infatti, esso si raggruppa generalmente in sciami che possono raggiungere densità incredibili, fino a molte tonnellate per metro cubo, ed estendersi per oltre 100 chilometri cubi, tanto che alcune navi di ricerca sono state circondate per ore e ore da questi gamberetti nel corso dei loro spostamenti da un punto all'altro dell'oceano. Si tratta di migrazioni favorite dalle correnti che forse non hanno uguali nel mondo.

Organismo erbivoro per eccellenza, l'Euphasia superba si riproduce tra gennaio e febbraio, i mesi che nell'emisfero australe corrispondono alla tarda primavera e all'estate. Ogni femmina depone molte migliaia di uova che iniziano a precipitare verso il basso per centinaia di metri mentre si sviluppano fino a quando non schiudono liberando il nauplio, una forma larvale che costituisce il primo stadio del complesso ciclo di sviluppo della specie. A questo punto le larve risalgono verso la superficie passando dallo stadio di metanauplii a quello di calytopsis, a cui seguono altri tre stadi fino a quello denominato furcilia, lungo circa 7 mm.

A due anni di età gli animali, lunghi circa 3-5 cm, sono completamente maturi e pronti alla riproduzione. Con lo scioglimento estive della banchisa il Krill tenderà a formare densi sciami variamente distribuiti tra i 20 e 60 m di profondità per difendersi dai predatori e ottimizzare la ricerca del cibo. Questo è rappresentato essenzialmente da fitoplancton, anche se la specie per mezzo delle sue sottili appendici filtranti è in grado di raccogliere una grande varietà di particelle commestibili costituite da uova, larve, detriti, zooplancton e perfino individui morti o vivi delle stesso Krill. (I gamberetti del krill sono l'elemento essenziale per tutta la fauna antartica, dai pesci alle gigantesche balenottere azzurre).

Nella foto: Krill (Euphasia superba)

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