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Il
quesito è largamente diffuso fra gli acquariofili che vogliano
integrare la dieta abituale dei loro pesci con alimenti il più
possibile naturali.
La
liofilizzazione (congelamento seguito da essiccamento sotto
vuoto) e la congelazione sono processi che permettono di
mantenere inalterate le qualità organolettiche degli alimenti o
organismi processati.
I
cibi surgelati sono generalmente più appetibili per i pesci, ma
presentano diversi rischi: tramite essi si possono introdurre in
vasca parassitosi ed agenti patogeni; inoltre tendono ad inquinare
l’acqua, facendo salire il valore dei fosfati responsabili delle
infestazioni da alghe. Invece, i cibi liofilizzati – grazie al
loro particolare tipo di preparazione – non presentano questi
inconvenienti.
In
commercio si trovano in piccole confezioni monodose sia le singole
specialità (gamberetti, plancton, Tubifex, Artemia salina, ecc.),
sia delle miscele appositamente studiate per le esigenze
nutrizionali di differenti specie (pesci marini, invertebrati
filtratori, Discus, fitofagi, ecc.). Possono essere quindi degli
ottimi sostituti dei cibi vivi e dovrebbero essere presenti nella
dieta di quasi tutti i pesci.
Requisito
necessario per i cibi congelati è che la catena del freddo sia
stata rispettata, ovvero che le confezioni non siano mai state
sottoposte a scongelamento e ricongelamento: in tal senso la
serietà del negoziante di fiducia garantirà la qualità del
prodotto. Per lo stesso motivo è importante che le confezioni non
si scongelino durante il trasporto e prima del loro inserimento
nel congelatore domestico (conviene quindi utilizzare i sacchetti
termici per i surgelati disponibili nei supermercati), né
ricongelare parti di cibo scongelato e non consumato.
Uno
degli errori che più frequentemente viene commesso durante la
somministrazione del cibo surgelato è quello di inserire in
acquario il prodotto ancora congelato.
In questo modo verrà introdotto in acqua anche il liquido
cellulare che si produce durante lo scongelamento. Durante la
surgelazione, infatti, il liquido contenute nelle cellule degli
organismi aumenta di volume provocando la rottura delle pareti
cellulari. Quando si procede allo scongelamento, il liquido
fuoriesce dalle cellule ed è altamente inquinante, oltre che
inutile, poiché nessun pesce se ne nutrirà, ma verrà elaborato
dai batteri del filtro e trasformato in nitrati e fosfati.
E’
possibile calcolare l’apporto di fosfati del solo liquido di
scongelamento. Prendiamo per esempio:
Tavolette
di larve rosse di zanzara
- 15
ml di liquido scongelato da una tavoletta di 20 dadini
producono
- 533
mg di fosfati = 26,65 mg per ogni dadino, ciascuno pari a
- 0,13
mg/l di PO4
in un acquario da 200 litri.
- Dopo
aver distribuito 2 dadini per 10 volte, abbiamo nell'acqua 2,6
mg/l di PO4
= 5 volte di più del valore massimo consigliato di 0,5 mg/l
di PO4
Per
contenere questo inutile e dannoso incremento di fosfati è
sufficiente scongelare la quantità di cibo che si vuole
somministrare, sciacquarlo in un una retina, aggiungere alcune
gocce di vitamine e quindi distribuirlo ai pesci.
La
liofilizzazione
si usa per eliminare l'acqua da sostanze particolarmente labili e
che, in particolare, si alterano se questa viene eliminata a
temperature elevate.
L'operazione
si compie ponendo sotto vuoto spinto la sostanza da essiccare e
provocando in questo modo un rapido raffreddamento dovuto alla
parziale evaporazione dell'acqua. Da questo momento, stabilizzata
la temperatura a valori notevolmente inferiori a 0 ºC, occorre
fornire calore per continuare l'evaporazione.
La
distribuzione dei riscaldatori è calcolata in modo che il
materiale resti sempre molto freddo e ciò si ottiene raffreddando
opportunamente le piastre sulle quali è posto.
La
sostanza così essiccata risulta estremamente igroscopica e
sensibile all'ossigeno atmosferico; perciò si elimina il vuoto
dagli apparecchi alla fine dell'operazione introducendo un gas
inerte come l'azoto e confezionando il materiale in recipienti a
perfetta tenuta.
Molti
preparati biologici vengono oggi essiccati con questa tecnica che
permette una conservazione notevolmente protratta nel tempo.
L’apporto
di fosfati introdotti in acquario attraverso i cibi liofilizzati
è estremamente più basso, rispetto a quello ottenuto con i cibi
congelati, ed anche in questo caso è possibile calcolarlo. Per
esempio:
Larve
rosse di zanzara liofilizzate
(le
larve sono illese in quanto surgelate a bassissime temperature)
Per
misurare la quantità di fosfati introdotti si può procedere così:
- Mettere
1g di prodotto (corrispondente a
circa 20 dadini surgelati) in un litro d’acqua e
passare 5 minuti nel mixer
- Filtrare
e diluire 1 : 10
- Valore
misurato: 2 mg PO4/l
= 20 mg/l
Distribuendo
1g di larve
liofilizzate in un acquario da 200 litri, dopo 10
somministrazioni, i fosfati aumentano quindi di 1 mg/l (20mg/l
diviso 200 lt per 10 giorni = 1 mg/l).
L’inquinamento
da fosfati attraverso i cibi liofilizzati è estremamente più
basso rispetto ai cibi congelati: nel caso delle larve rosse di
zanzara è di 2,6 volte inferiore. Anche in questo caso, è
comunque necessario aggiungere vitamine liquide al prodotto per
raggiungere un completo apporto nutrizionale.
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Maurizio Lodola - consulente scientifico - Sera Italia
Maggiori informazioni al sito www.seraitalia.com
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