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URUGUAY 2010
Testo di Marco La Volpe
Foto di
Marco la Volpe e
Lorenzo Bardotti
Da sempre la cosa che più mi
affascina di un acquario è la
possibilità di ricreare un piccolo
angolo di natura in casa. Oltretutto
riprodurre le condizioni naturali è
la base per il successo in
acquariofilia, per cui ho sempre
cercato di documentarmi il più
possibile sui luoghi di provenienza
dei pesci che allevo. Su libri e
riviste ho letto i reportage di
autori praticamente sempre
stranieri, sui biotopi di origine
dei nostri pesci d’acquario.
Quest’anno ho per la prima volta
avuto la possibilità di visitare io
uno di questi luoghi con un viaggio
in Uruguay in compagnia di Lorenzo
Bardotti, grande amico ed esperto
acquariofilo.
Perché l’Uruguay?
Innanzitutto perché in
Uruguay è
possibile legalmente catturare ed
importare in Europa alcuni esemplari
di pesci e perché in Uruguay lavora
Felipe Cantera, grandissimo
conoscitore della fauna ittica
locale, che di mestiere fa la guida
per questi viaggi di raccolta. Il
paese offre inoltre una moltitudine
di ecosistemi acquatici diversi:
grandi fiumi, laghi,
lagune e
ruscelli, con una ricchezza di
specie ittiche paragonabile a quella
delle regioni amazzoniche situate
più a nord.

Il Viaggio
Arrivati a
Montevideo, la capitale ed unica
grande città del paese, ci siamo
spostati a Salinas dov’è la
casa-campo base di Felipe. Da
qui siamo partititi con un
furgone carico di attrezzatura
verso il nord arrivando fino al
confine con il Brasile ed
attraversando di fatto tutto il
paese. Trinidad, Salto, Bella Union,
Tranqueras, Ansina. Sono solo alcune
delle località che abbiamo toccato
col nostro itinerario. Quasi tremila
chilometri in 10 giorni.

Ogni giorno abbiamo pescato in
località diverse. La prassi era:
Determinare la posizione esatta in
cui ci trovavamo con il
GPS, fotografare
l’ambiente e le
specie vegetali presenti,
misurare la temperatura
dell’aria e
dell’acqua, misurare i valori
dell’acqua in particolare
conducibilità e
pH.
Circa a metà del nostro soggiorno il
paese è stato interessato da
precipitazioni eccezionali che hanno
fatto straripare i fiumi in gran
parte del territorio creando non
pochi
disagi alla popolazione. Questo
però ci ha reso possibile osservare
i corsi d’acqua sia in regime di
acque basse all’inizio del
viaggio che di
acque alte in seguito.
Poi iniziava la raccolta con
reti,
cast net, retini e
setacci. Annotavamo le specie
presenti e fotografavamo gli
esemplari più belli ed
interessanti.

La cosa che più stupisce all’inizio
è la quantità di pesci ed il numero
di specie presenti in pochi metri
d’acqua. In una pozza di acqua
torbida nella laguna della Pedreda a
Bella Union, Kullander famoso
ittiologo svedese anni prima aveva
contato 53 specie di pesci. Un
numero paragonabile a quello delle
specie delle acque interne italiane!
In poche ore di pesca con le reti
potevamo
catturare centinaia di esemplari di
pesci, quelli che ci
interessavano venivano sistemati in
appositi
contenitori dotati di aereatore,
tutti gli altri subito rilasciati.


Il Mantenimento
Mantenere vivi ed in buono stato
centinaia di pesci in viaggio su di
un furgone con punte di 42°C
all’ombra non è cosa semplice.
Questo è stato sicuramente l’aspetto
più impegnativo di tutto il viaggio,
ogni giorno passavamo almeno tre
quattro ore a
cambiare l’acqua,
caricare e scaricare il furgone,
spostare i contenitori dei
pesci all’ombra,
preparare l’acqua per il cambio
successivo poche ore dopo.
I pesci portati in Italia
I permessi rilasciati dal ministero
dell’ambiente di Montevideo ci
permettevano di esportare solo
alcuni esemplari per famiglia di
pesci, ma il problema maggiore è
dato dal trasporto in aereo per le
limitazioni in volume e peso dei
bagagli da imbarcare. Alla fine in
tre
grossi trolley abbiamo sistemato
31 sacchetti, circa trecento
esemplari appartenenti a venti
specie diverse. I sacchetti, doppi
uno dentro l’altro, sono stati
riempiti con ossigeno puro, inoltre
nell’acqua di trasporto sono stati
aggiunti dei sali ossigenanti. Per
la lunghezza del viaggio ed alcuni
problemi logistici i pesci sono
rimasti nei sacchetti per più di 50
ore! Ciononostante all’arrivo a
Firenze la mortalità è stata
prossima a zero segno che il lavoro
era stato fatto a regola d’arte.
Lista specie
Ho ragione di pensare che molti fra
questi pesci non siano stati mai
importati prima d’ora in Italia.

Foto Gallery
Felipe

Ovviamente un viaggio di questo tipo
è impensabile senza una valida guida
che conosca capillarmente il
territorio e fornisca tutta
l’attrezzatura
necessaria. Si
tratta di materiale molto specifico,
di difficile reperibilità, quindi a
volte costoso ed anche molto
ingombrante.
Felipe è un vero esperto nel suo
lavoro e così grazie ad un
organizzazione impeccabile tutto è
filato liscio.
Grazie Lore!

Devo ringraziare Lorenzo Bardotti
per questa avventura, sua è stata
l’idea e suo è stato l’onere di
organizzare tutto dall’Italia. Erano
due anni che parlavamo di questo
viaggio, alla fine ce l’abbiamo
fatta!
Adesso viene il bello
Allestire una vasca a casa per i
pesci che ho portato, che riproduca
fedelmente l’ambiente in cui
vivevano. Dove
possano crescere
e riprodursi.
Inizia una nuova sfida..
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