Articoli di acquariofilia

Piante acquatiche: Shinnersia rivularis, una pianta piena di risorse

rivularis-piante-acquatiche

Carta di identità
Famiglia: Asteraceae (= Compositae)
Genere: Shinnersia R.M. King & H. Robinson, 1970
Specie: Shinnersia rivularis (A. Gray, 1849) R.M. King & H. Robinson, 1970
Sinonimo: Trichocoronis rivularis Gray, 1849
Nomi comuni: Mexican Oak Leaf (EN); Mexicanische Eichenblatt (D); Feuilles de chêne du Mexique (F).

Sommersa o galleggiantein acquario, emersa nel paludario o come gradevole bordura del laghetto: ecco una pianta davvero per tutti e per tutte le occasioni, per giunta facile da coltivare. Purtroppo non è apprezzata come meriterebbe…

shinnersia rivularis - piante per acquario
Le foglie sessili sono opposte e ricche di venature,lunghe fino a 5 cm e larghe fino a 3 cm, con la punta arrotondata e più o meno frastagliate sui bordi.
Pur comprendendo qualcosa come 900 generi e circa 20.000 specie, la sterminata famiglia delle Asteracee – a cui appartengono tra le altre la dalia, i crisantemi, le margheritine dei campi, il girasole e la camomilla – ha offerto finora solo un paio di specie all’acquariofilia, entrambe poco conosciute e meritevoli di assai maggiore popolarità. Una è Gymnocoronis spilanthoides (tra le migliori “mangia- nitrati” coltivabili in acquario), l’altra fu scoperta e descritta da Gray alla metà dell’Ottocento come Trichocoronis rivularis, ma nel 1970 venne trasferita dai botanici inglesi King e Robinson nel genere Shinnersia (intitolato a un altro botanico inglese, Lloyd H. Shinners, cui l’omaggio non portò fortuna: morì infatti l’anno seguente a soli 53 anni), di cui è ancor oggi l’unica specie (genere monotipico): il suo nome significa perciò letteralmente“pianta di Shinners dei torrenti”. In letteratura acquariofila viene citato un certo E. Hnilicka come il primo che avrebbe introdotto questa specie nel nostro hobby, raccogliendola nel Rio Alamos (Messico settentrionale), sotto il nome di Trichocoronis rivularis: non conoscendone la data, non possiamo quindi sapere se anteriore al 1970 o se magari Hnilicka non fosse aggiornato sulla nuova tassonomia.

La bella pianta dalle foglie di quercia
Comunque sia, la “scoperta” passò praticamente inosservata finché nel 1980 Lothar Wischnath, noto esperto tedesco di Pecilidi e per questo di casa nel Messico, presentò in Germania la pianta asserendo di averla raccolta nel Rio Palenque, presso l’omonima città (Chapas, estremo sud messicano): è però singolare che da allora S. rivularis non sia stata più ritrovata in quelle acque, essendo la sua distribuzione limitata al nord del Messico e al Texas (probabilmente si è trattato dunque di un errore di Wischnath). Nel 1981 un altro tedesco, H. Barth, ottenne la prima fioritura in cattività di questa specie, che nel frattempo aveva cominciato a godere di una certa popolarità tra gli acquariofili. Un paio d’anni più tardi, sempre in Germania ne fu selezionata una forma “bianco-verde”, con venature biancastre sulle foglie dovute a carenza di clorofilla in prossimità delle nervature, causata probabilmente da un virus. L’avvento della propagazione meristematica e della coltura idroponica in serra ha visto S. rivularis tra le protagoniste, prestandosi bene ad entrambe, tuttavia non si può dire che la specie figuri ai vertici delle preferenze degli appassionati, malgrado le tante buone qualità. Caratteristica peculiare e affascinante di S. rivularis sono le foglie, straordinariamente simili a quelle della quercia e a cui alludono i nomi comuni in molte lingue (da noi viene chiamata solo con il nome latino). Come il fusto (che può raggiungere un metro di lunghezza ma un diametro di soli 3-4 mm), sono ricoperte da una fitta peluria quando emergono dall’acqua, assente nella pianta sommersa. Un ciuffetto di “peli” è presente anche al posto del calice del fiore (l’infiorescenza è composta e porta fino a un centinaio di fiorellini), da qui il vecchio nome di Trichocoronis (“corolla capelluta”) in opposto a quello dell’altra Asteracea acquatica, Gymnocoronis (“corolla nuda”), che ne è privo.

shinnersia rivularis - piante per acquario
Crescita esuberante, impegnativa da gestire

Non è facile classificare S. rivularis per il suo modo di crescita, perché può assumere le più diverse forme: come vera pianta acquatica, prima tende a raggiungere la superficie rapidamente producendo internodi molto lunghi, poi arrivata a pelo d’acqua sviluppa internodi sempre più corti e assume una forma compatta, a cespuglio, tendendo a trasformarsi in pianta galleggiante (i fusti possono essere recisi senza problemi); può crescere anche emersa - purché su terreno intriso d’acqua - e si può coltivare con successo sia in paludario che sui bordi dei laghetti durante la bella stagione. Non ha particolari esigenze di fertilizzazione (CO2 a parte) ma richiede in compenso molta luce (0,7-0,8 W/l con lampade fluorescenti): sotto illuminazione insufficiente, produce foglie meno frastagliate e più piccole, allungando gli internodi a scapito della più gradevole crescita “a cespuglio”. Valori fisico-chimici ottimali: T 20-25°C (18-30°C gli estremi sopportati); pH 5,5-7,5; 2-15°dKH. Il problema principale nella coltivazione di S. rivularis è… l’esuberanza: se trova l’ambiente giusto, mostra infatti una crescita esplosiva, costringendo l’acquariofilo a frequenti potature che gli frutteranno mucchi di talee, buone per essere ripiantate o semplicemente lasciate crescere flottanti nell’acqua. Insomma, è la pianta giusta per chi ha tanti amici con la stessa passione o frequentale associazioni acquariofile!

shinnersia rivularis
Shinnersia rivularis, una pianta piena di risorse


Foto copyright di Alessandro Mancini

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