Acquacoltura

Federpesca e Confindustria unite per rilanciare la filiera ittica a "miglio zero"

Un’iniziativa innovativa per rispondere alle sfide del mercato unico

SAN BENEDETTO - Nasce l’Alleanza della Filiera Ittica fra la Federpesca e Confindustria, rivolta al rafforzamento della dimensione interna dell’economia ittica. Un’alleanza per ridare centralità ai protagonisti del settore e rilanciare un comparto economico primario intorno ad un progetto unitario di ampio respiro, questa l’idea guida per la manifestazione in programma per venerdì 19 novembre, con inizio alle ore 9 nella sala Smeraldo dell’Hotel Calabresi a S. Benedetto del Tronto.

Accorciamento della filiera a beneficio dei consumatori finali e dei soggetti che apportano valore aggiunto, in termini di beni o servizi, creando i presupposti per una forte azione di internazionalizzazione. Un’iniziativa innovativa per rispondere alle sfide del mercato unico e garantire la migliore offerta sui mercati dei prodotti della filiera ittica nazionale.

«Il processo di aggregazione avviato – sostiene Luigi Giannini direttore generale di Federpesca - intende definire un aggregato di imprese della pesca e delle attività industriali. È questo un approccio utile a favorire la valorizzazione di ogni singola componente, a partire dal comparto della produzione primaria, quello notoriamente più sacrificato nel percorso di filiera».

«La questione più pregnante – asserisce Bruno Bucciarelli presidente di Confindustria - è quella che deriva dalla struttura del mercato dei prodotti ittici nel nostro Paese, caratterizzato da uno sbilancio di circa un milione di tonnellate annue rispetto al livello di approvvigionamento garantito dalla produzione costituita dalle catture, dall’acquacoltura e dalla mitilicoltura».

Importante ricordare che il percorso che Federpesca proporrà in anteprima nazionale a San Benedetto del Tronto è utile per consentire lo sviluppo  sostenibile del settore nell’intento di consentire all’economia nazionale di riappropriarsi di spazi di mercato che sono stati ceduti in modo irrecuperabile per effetto della riduzione della capacità di pesca nazionale, scelta di indirizzo precisa della Politica Comune della Pesca.

«Nonostante che anno dopo anno e per decenni la situazione della pesca italiana si aggravasse sempre più e con una inevitabile invasione di prodotti di importazione, - dichiara Nazzareno Torquati coordinatore Assinpesca - si è continuato quasi in maniera autistica a percorrere lo stesso itinerario e a discutere per mesi sul periodo di fermo e se andava fatto a partire dai primi di agosto o dalla settimana successiva. È tutto un sistema tecnologico di pesca che va riconsiderato con un fortissimo investimento nella ricerca ormai indispensabile ed utile ad individuare finalmente le aree di riproduzione e nursery e renderle sicure ed esercitare la pesca dove esiste la più alta concentrazione di individui maturi e costruendo attrezzi sempre più selettivi e meno invasivi sull’ecosistema marino».

Grande l’interesse che susciterà la posizione del direttore generale della pesca e acquacoltura Francesco Saverio Abate che recando il contributo dell’istituzione Ministeriale suggerirà percorsi di finanziamento ed azione tesi a dare risposte rapide alle istanze della marineria e delle attività che fino ad oggi hanno espresso interesse ad essere coinvolte nella filiera.

fonte google new da ilsegnale.it

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