Acquacoltura

REGOLAMENTO MEDITERRANEO E RISCHI CONNESSI

Dopo un periodo preparatorio di tre anni, il 1° giugno è entrato in vigore il nuovo regolamento mediterraneo sulla pesca approvato dalla Commissione Europea. Intanto si è sollevato un coro di proteste da parte del mondo dei pescatori e dei ristoratori. Il nuovo regolamento, infatti, introduce limitazioni sulle dimensioni delle maglie delle reti da pesca e sulla pesca a strascico. Il regolamento in questione si applica agli Stati membri dell'UE del bacino mediterraneo (Spagna, Francia, Italia, Slovenia, Grecia, Cipro e Malta).

Per i produttori nostrani, l'Italia sarà costretta ad approvvigionarsi sui mercati esteri con aggravio economico e impoverimento della tradizione gastronomica mediterranea; i consumatori temono che aumenti la pesca di frodo e il mercato nero, con risvolti di sicurezza alimentare. Per il settore ittico della piccola pesca, che rappresenta il 5% della flotta italiana è stimato un danno economico di almeno 5 milioni di euro l'anno.
Da indagini scientifiche sugli stock ittici del Mediterraneo risulta che oltre il 54% degli stock analizzati è sottoposto a uno sfruttamento eccessivo. Per ovviare a questa situazione, nel 2006 l'UE ha adottato il regolamento "Mediterraneo" (Regolamento (CE) n. 1967/2006 del Consiglio del 21 dicembre 2006), il cui scopo è migliorare la gestione della pesca al fine di giungere a un'attività di pesca sostenibile, tutelare il delicato equilibrio dell'ambiente marino e riportare a livelli di sicurezza gli stock ittici.

La commissaria Damanaki ha aggiunto: "La situazione di numerosi stock ittici nel Mediterraneo è allarmante e i pescatori vedono le loro catture scemare di anno in anno. È necessario invertire questa preoccupante tendenza a praticare attività di pesca non sostenibili e a impoverire le risorse ittiche e dobbiamo farlo ora. A tal fine è necessario che tutte le parti in causa assumano le loro responsabilità e si attengano alle norme stabilite.''
Il regolamento "Mediterraneo" avvia iniziative intese a integrare le preoccupazioni ambientali nella politica della pesca e a istituire una rete di zone protette, in cui le attività di pesca sono limitate per tutelare le zone di crescita, le zone di riproduzione e l'ecosistema marino. Inoltre il regolamento fissa norme tecniche riguardo ai metodi di pesca consentiti e alla distanza dalla costa e reca disposizioni relative alle specie e agli habitat protetti.
Il regolamento permette di praticare un certo numero di attività di pesca se dalle valutazioni scientifiche risulta che il loro impatto sulle specie e sugli habitat è accettabile e se sono gestite nell'ambito di un piano nazionale.

Ispezioni recentemente condotte dalla Commissione hanno messo in evidenza gravi violazioni per quanto concerne le dimensioni minime delle maglie delle reti da pesca, la taglia minima dei pesci e degli altri organismi marini e altri aspetti della selettività.

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